La UICW in collaborazione con il Pammachia Research Center e con l’associazione Maxia ha dato vita al progetto di ricostruzione storica dell’agonistica “Archeo Combat – Machia” il cui scopo è cercare di capire come i nostri avi Greci e Romani praticassero l’atletica pesante, antenata del Combat Wrestling. Da un lato, il progetto prevede la raccolta, la pubblicizzazione e la promozione di studi di carattere storico-artistico-antropologico condotti da esperti del settore. Dall’altro lato, si concentra sulla ricerca attiva e sperimentazione pratica nel tentativo di ricostruire alcuni aspetti tecnico-tattici e didattici della lotta, del pugilato e del pancrazio greco-romano. I cultori della materia, dopo aver inquadrato storicamente ed antropologicamente le discipline in questione, si potranno servire strumentalmente di esperti di sport da combattimento moderno per formulare ipotesi ricostruttive e per verificarle sul campo. Viceversa, esperti di atletica pesante moderna potranno formulare ipotesi su aspetti specifici dell’atletica pesante classica e verificarle sperimentalmente partendo dagli studi storico-antropologici di specialisti del settore ed avvalendosi della loro consulenza. Le due figure sono complementari, quella degli “archeo-storici che non conoscono a fondo l’atletica” e quella degli “archeo-atleti che non conoscono a fondo la storia”. E ad esse, va accostata una terza figura, quella del “metodologo”. Infatti, la ricostruzione può essere fatta solo seguendo procedure e protocolli standard sviluppati ad hoc da esperti di metodologia scientifica.

I risultati (provvisori) di tali studi vengono messi in pratica, agonisticamente, nel settore storico della Federazione Italiana Lotte Tradizionali. La FILT, con cui abbiamo stretto una proficua collaborazione, patrocinerà a breve competizioni di Pale, Pygme e Pankration entro i limiti del possibile.

Archeologia del gesto atletico
La logica investigativa da Sherlock Holmes a Dylan Dog
È possibile ricostruire gli agoni delle antiche olimpiadi, almeno in parte? E se sì, come? I gesti atletici del passato e quelli che emergono oggi nello stesso contesto agonale possono essere considerati equivalenti? E cosa ci dicono le fonti storiche sulle gesta agonistiche? Spesso una “buona” risposta (funzionale) va a discapito di una risposta “giusta” (provabile). Il saggio di Fabio Tumazzo – Archeologia del gesto atletico (Edizioni Espera) – cerca di conciliare le diverse opzioni, partendo dal presupposto metodologico che si può fare ricerca archeologica alla Sherlock Holmes (incentrata sull’oggetto ma con risultati talvolta soggettivi) o alla Dylan Dog (incentrata sul soggetto ma con risultati talvolta oggettivi). Dagli artefatti alla funzione: Holmes studia i reperti raccolti (archeologia antiquaria), Dog empatizza con essi (archeologia esperienziale). Dalla funzione irripetibile agli artefatti: Holmes disegna un quadro storico-culturale interpretando in maniera fredda e distaccata le fonti (archeologia filologica), Dog entrando in risonanza con esse (archeologia sensoriale). Dalla funzione ripetibile agli artefatti: entro i limiti del possibile, Holmes ricostruisce i gesti produttivi (archeologia sperimentale causale), Dog ricostruisce i gesti rappresentati (archeologia sperimentale evidenziale).

